SAFE: 14,9 miliardi a debito per le armi, nemmeno un euro per la sanità

Il 28 luglio il ministro degli Esteri ha annunciato che l’Italia chiederà entro l’anno l’accesso al fondo europeo SAFE per 14,9 miliardi di euro. SAFE — Security Action for Europe — è lo strumento con cui l’Unione europea presta denaro agli Stati membri per comprare armamenti: scudo anti-droni, missili intercettori, munizioni, sistemi d’arma.

Fermiamoci sulla natura dell’operazione: si tratta di un prestito. Denaro che va restituito, con gli interessi, dai contribuenti italiani dei prossimi decenni. Il governo che rivendica la prudenza sui conti pubblici, che spiega ogni settimana perché servirebbe cautela su sanità, pensioni e contratti pubblici, si indebita per 14,9 miliardi in un solo colpo per acquistare sistemi d’arma.

La memoria corre a un precedente istruttivo. Quando si trattò di usare il MES sanitario — 36 miliardi disponibili a tassi agevolati per rafforzare ospedali e medicina territoriale, nel pieno dell’emergenza pandemica — la risposta fu no: indebitarsi con l’Europa per la salute era inaccettabile. Oggi lo stesso governo annuncia in conferenza stampa un debito europeo per le armi. Una coerenza c’è, e sta in un’idea mai dichiarata apertamente: la salute viene trattata come un costo, il riarmo come un investimento.

Nel frattempo i numeri del welfare restano quelli che sono. Il fondo sanitario è congelato al 6,4 per cento del PIL fino al 2029, con un divario cumulato di 30,6 miliardi rispetto ai bisogni stimati dalla Fondazione GIMBE. Circa 6 milioni di persone rinunciano a visite ed esami. I salari reali, certifica l’OCSE, caleranno dello 0,9 per cento nel 2026 e restano del 6,1 per cento sotto i livelli del 2021: il divario peggiore d’Europa. Per nessuna di queste emergenze il governo ha chiesto un prestito europeo.

I 14,9 miliardi del SAFE, da soli, coprirebbero due volte il gap sanitario del 2027; oppure un piano pluriennale di edilizia residenziale pubblica, in un Paese dove l’emergenza abitativa espelle famiglie dalle città; oppure ancora l’adeguamento delle pensioni minime e l’assunzione del personale sanitario che manca. Erano tutte scelte possibili, e sono state scartate a favore dell’unica ritenuta urgente: comprare armi a debito.

C’è anche un profilo di metodo che non va lasciato cadere. L’adesione al SAFE impegna la finanza pubblica per anni ed è stata annunciata a Parlamento pressoché spettatore, con la discussione rinviata a decisione presa. La Costituzione assegna alle Camere la funzione di indirizzo e controllo sulla spesa; qui le Camere ratificano, quando va bene, ciò che i vertici hanno già concordato.

Questo prestito dice molto delle priorità di chi ci governa: 14,9 miliardi trovati in un giorno per gli armamenti, dopo anni passati a spiegare a pazienti, precari e pensionati che le risorse erano finite. Alla legge di bilancio chiederemo conto sia del debito contratto per le armi sia dei prestiti mai chiesti per la salute e per la casa.

Fonti: annuncio del ministro Tajani sul fondo SAFE, 28-29 luglio 2026 (investireoggi.it; lindipendente.online; avvenire.it); Fondazione GIMBE, analisi DFP 2026 (gimbe.org); OCSE, dati sui salari reali, luglio 2026 (ilpost.it).