Nordio teme la censura della Consulta sulla abrogazione dell’abuso d’ufficio


Con l’ordinanza n. 9442/2025 la Corte Suprema di Cassazione, Sesta Sezione Penale, ha rinviato la legge 114 del 2024 che abolisce il reato di abuso d’ufficio alla Corte Costituzionale stabilendo i seguenti principi

Abolitio criminis e reviviscenza della norma abrogata:
Nel caso di declaratoria di illegittimità costituzionale della norma abrogativa (legge n. 114/2024), si produrrebbe la reviviscenza della norma abrogata (art. 323 c.p.), che ritornerebbe pienamente applicabile ai fatti pregressi, impedendo così che rimangano impunite condotte per le quali sussiste un obbligo internazionale di penalizzazione.

Principio di successione normativa e illegittimità costituzionale:
La Corte ritiene ammissibile sollevare una questione di costituzionalità relativa all’abrogazione di una norma incriminatrice (in questo caso, l’art. 323 c.p. – abuso d’ufficio) quando la sua abrogazione risulta in contrasto con obblighi sovranazionali che vincolano l’Italia (Convenzione ONU contro la corruzione, nota come Convenzione di Merida).

Vincoli internazionali e obblighi sovranazionali:
Il legislatore italiano è vincolato dagli obblighi derivanti da norme internazionali, in particolare dalla Convenzione ONU contro la corruzione (Convenzione di Merida del 2003), ratificata con legge 116/2009. La Corte evidenzia che questi obblighi non riguardano soltanto la criminalizzazione di certe condotte, ma anche l’obbligo di mantenere standard elevati ed efficaci di prevenzione della corruzione, prevenzione dei conflitti di interesse e tutela della trasparenza nella pubblica amministrazione.

Tutela minima contro gli abusi dei pubblici ufficiali:
La Corte sottolinea come il reato di abuso d’ufficio, previsto dall’art. 323 c.p. (ora abrogato dalla legge n. 114/2024), costituisse una forma minima ma fondamentale di tutela contro gli abusi commessi intenzionalmente dai pubblici agenti a danno dei cittadini. Tale fattispecie svolgeva un ruolo preventivo fondamentale contro i conflitti di interesse e le violazioni intenzionali delle norme da parte dei pubblici funzionari.

Mantenimento degli standard di prevenzione della corruzione:
La Convenzione ONU impone agli Stati contraenti di mantenere e non regredire rispetto agli standard già raggiunti in materia di prevenzione della corruzione. L’abrogazione del reato di abuso d’ufficio, secondo la Corte, comporterebbe invece un indebolimento del sistema preventivo in assenza di altre misure compensative sufficienti.

Abuso di ufficio come strumento preventivo:
L’art. 323 c.p., prima dell’abrogazione, garantiva un’efficace prevenzione degli abusi funzionali mediante la minaccia di sanzioni penali, garantendo effettività anche agli obblighi amministrativi di astensione e trasparenza.

Critica all’assenza di rimedi alternativi efficaci:
L’abrogazione del reato non è stata bilanciata con adeguati rimedi alternativi amministrativi o civili che fossero in grado di garantire analoga tutela ai privati contro gli abusi intenzionali della pubblica amministrazione.

Conseguenze del controllo costituzionale in malam partem:
Pur generalmente vietato, è ammissibile un controllo di legittimità costituzionale con effetti in malam partem, ossia potenzialmente sfavorevoli all’imputato, quando la disposizione censurata risulti contraria a obblighi sovranazionali previsti dagli articoli 11 e 117, comma 1, Cost. Questo controllo è consentito quando l’effetto negativo deriva dalla reviviscenza della norma incriminatrice precedentemente abrogata, unica costituzionalmente conforme agli obblighi sovranazionali.

Carmelo Picciotto, Avvocato