
C’è una cifra che dovrebbe aprire ogni discussione sulla prossima legge di bilancio: mezzo trilione di euro. È quanto l’Italia ha speso per le sue forze armate dal 2010 a oggi, secondo l’Annuario 2026 dell’Osservatorio Mil€x sulle spese militari italiane, presentato alla Camera dei Deputati il 23 luglio scorso: 429 miliardi di euro correnti nei diciassette bilanci dal 2010 al 2026, che rivalutati diventano 503,6 miliardi di euro costanti.
Mezzo trilione. Per diciassette anni ci hanno ripetuto che «i soldi non ci sono» — per la sanità, per la scuola, per i salari, per le pensioni, per la casa. In quegli stessi anni mezzo trilione prendeva la strada dei bilanci della Difesa.
Dentro questa montagna di denaro c’è un dato che racconta la direzione presa: la spesa per l’acquisto di nuovi sistemi d’arma è più che quadruplicata, da 3 miliardi annui nel 2006 a 13,2 miliardi nel 2026. In vent’anni il procurement militare è costato circa 138 miliardi, di cui oltre 46 concentrati solo negli ultimi quattro anni, dal 2023 al 2026. L’accelerazione è recentissima, ed è una scelta politica precisa.
La legislatura in corso ha approvato 78 programmi di riarmo per un importo complessivo di 36,4 miliardi di euro. Settantotto programmi. Chi ricorda un solo piano straordinario per l’edilizia popolare, per l’assunzione di medici e infermieri, per la non autosufficienza, approvato con la stessa solerzia?
E l’Annuario segnala un meccanismo che dovrebbe indignare chiunque abbia a cuore i conti pubblici: ogni anno la spesa militare effettiva supera quella messa a bilancio, con scostamenti tra il 9 e il 16 per cento. Nel 2025 si è passati dai 31.295 milioni previsti ai 35.519 milioni effettivi: più 13,5 per cento, oltre 4 miliardi spuntati in corso d’anno. Per le armi le coperture si trovano sempre, in corsa e senza discussioni. Per rinnovare i contratti pubblici o finanziare i livelli essenziali di assistenza, invece, parte ogni volta la litania dei vincoli di bilancio.
Il futuro promette peggio. I nuovi sistemi d’arma già programmati costeranno oltre 130 miliardi nei prossimi quindici anni, di cui solo 35 già stanziati. E l’impegno assunto in sede NATO di portare la spesa al 5 per cento del PIL entro il 2035 vale, secondo i calcoli di Mil€x, circa 498 miliardi aggiuntivi rispetto al mantenimento del 2 per cento.
Abbiamo dunque mezzo trilione già speso alle spalle e quasi altrettanto già promesso per i prossimi anni. In mezzo ci stanno sei milioni di persone che rinunciano alle cure, salari reali ancora sotto i livelli del 2021, un fondo sanitario congelato. Questi stanziamenti li hanno votati parlamentari e ministri con nome e cognome, e alla prossima manovra vanno chiamati a risponderne, in aula e fuori.
Fonti: Osservatorio Mil€x, Annuario 2026, presentato alla Camera dei Deputati il 23 luglio 2026 (milex.org).