L’ingranaggio: salari, pensioni e casa dentro l’economia di guerra

L’aumento della spesa militare viene raccontato come una partita separata dal resto: un capitolo di bilancio che non toccherebbe la vita quotidiana. I documenti ufficiali smentiscono questo racconto punto per punto, e conviene leggerli prima che la legge di bilancio arrivi in aula.

Partiamo dai salari. L’OCSE ha certificato a luglio che nel 2026 i salari reali italiani caleranno dello 0,9 per cento, unico segno negativo tra le grandi economie europee dopo tre anni di parziale recupero. Rispetto al primo trimestre 2021 gli stipendi reali restano più bassi del 6,1 per cento: il divario più ampio d’Europa da recuperare. Chi lavora in Italia è più povero di cinque anni fa, e quest’anno tornerà a impoverirsi.

Le pensioni seguono la stessa china: rivalutazioni parziali che inseguono un’inflazione già scaricata su bollette e carrello della spesa, mentre ogni ipotesi di flessibilità in uscita viene rinviata per ragioni di costo. Sulla casa, il quadro è persino più brutale: il fondo sostegno affitti e il fondo morosità incolpevole sono stati azzerati, gli sfratti crescono, e un piano nazionale di edilizia pubblica resta fuori dall’agenda per mancanza di risorse.

Ecco, le risorse. Il Fondo Monetario Internazionale — nel World Economic Outlook di aprile 2026, un documento intitolato non a caso «L’economia globale all’ombra della guerra» — ha spiegato che cosa accade a un Paese ad alto debito che si riarma: il deficit peggiora di circa 2,6 punti di PIL, il debito sale di circa 7 punti in tre anni, e la compensazione arriva tagliando «la spesa sociale, per la salute e l’educazione». Lo scrive il FMI, nero su bianco, rivolgendosi esplicitamente ai Paesi con i conti più fragili — e il secondo debito pubblico d’Europa è il nostro.

L’ingranaggio è questo: ogni punto di PIL spostato sugli armamenti — e la traiettoria concordata in sede NATO ne vale più di due, dal 2,8 al 5 per cento entro il 2035, per 498 miliardi aggiuntivi secondo Mil€x — va sottratto altrove. Ognuno dei 78 programmi di riarmo approvati in questa legislatura, per 36,4 miliardi complessivi, restringe i margini per detassare i salari, adeguare le pensioni, finanziare l’abitare.

A chi obietta che la sicurezza ha un costo, rispondo con una domanda che rivolgo anche a me stesso: sicurezza di chi, da che cosa? Chiedetelo a chi rinuncia a curarsi, a chi a cinquant’anni perde la casa per uno sfratto esecutivo, a chi arriva alla terza settimana del mese con lo stipendio finito. Anche la sicurezza sociale è sicurezza, nel senso più concreto della parola, e la Costituzione la presidia: retribuzione sufficiente (articolo 36), mezzi adeguati alle esigenze di vita (articolo 38), salute come diritto fondamentale (articolo 32).

La legge di bilancio si scrive in queste settimane, ed è adesso che sindacati, associazioni, amministratori locali, giuristi e cittadini devono chiedere che i primi capitoli finanziati siano salari, pensioni, casa e sanità. Su questo intendo insistere, qui e in ogni sede utile, fino al voto della manovra.

Fonti: OCSE, Employment Outlook, luglio 2026 (ilpost.it; businesspeople.it); FMI, World Economic Outlook, aprile 2026 (valori.it); Osservatorio Mil€x, Annuario 2026 e stime luglio 2026 (milex.org).