La Procura della CPI sostiene che l’Italia ha violato i suoi obblighi di cooperazione per il caso El Masri

La Procura della Corte Penale Internazionale (CPI) ha richiesto una constatazione formale di mancata collaborazione ai sensi dell’articolo 87(7) dello Statuto di Roma contro l’Italia, relativa alla vicenda di Osama Elmasry (o Almasri Njeem).

La situazione ha avuto origine quando la Corte Penale Internazionale (CPI) ha emesso, il 18 gennaio 2025, un mandato d’arresto nei confronti di Njeem e un ordine di perquisizione e sequestro di eventuali prove. Tali ordini sono stati trasmessi all’Italia attraverso i canali ufficiali concordati (Ambasciata italiana) affinché fosse eseguito l’arresto provvisorio e consegna di Njeem.

Il 19 gennaio 2025, le autorità italiane hanno arrestato Njeem a Torino, ma successivamente, il 21 gennaio 2025, la Corte d’Appello di Roma ne ha disposto la scarcerazione sostenendo che l’arresto non fosse valido poiché effettuato senza la necessaria “mediazione” (ossia l’intervento) del Ministro della Giustizia italiano. Inoltre, il Ministro della Giustizia non ha trasmesso tempestivamente la richiesta della CPI alla Procura Generale di Roma, rendendo impossibile l’applicazione di una nuova misura cautelare.

Lo stesso giorno, il Ministero dell’Interno italiano ha espulso Njeem, inviandolo in Libia con un volo di Stato, giustificando tale misura per ragioni di sicurezza nazionale, senza consultarsi preventivamente con la CPI, né tentare di risolvere eventuali questioni interpretative.

La Procura sostiene che l’Italia abbia mancato gravemente ai suoi obblighi di cooperazione ai sensi dell’articolo 87(7) dello Statuto di Roma, impedendo così alla Corte di esercitare le proprie funzioni e poteri. In particolare:

  1. L’Italia non ha implementato correttamente il mandato d’arresto e l’ordine di perquisizione e sequestro, e non ha garantito un’efficace coordinazione interna tra le autorità competenti.
  2. Non ha tempestivamente trasmesso al Procuratore Generale le richieste della CPI come previsto dalla legge italiana sulla cooperazione con la CPI (legge 237/2012).
  3. Non ha consultato prontamente la CPI per risolvere eventuali problematiche riguardanti la richiesta di cooperazione, come invece obbligatoriamente previsto dall’articolo 97 dello Statuto di Roma.
  4. Ha trasferito unilateralmente Njeem in Libia, impedendo di fatto alla Corte di esercitare le sue funzioni investigative e giudiziarie.

Considerata la gravità della situazione, la Procura ha chiesto formalmente alla Camera Preliminare della CPI di dichiarare ufficialmente la mancata cooperazione dell’Italia e di deferire la questione all’Assemblea degli Stati Parte (ASP) e/o al Consiglio di Sicurezze delle Nazioni Unite (UNSC), al fine di affrontare la questione e rafforzare la cooperazione futura con la Corte.

Il testo della richiesta lo trovi qui: https://www.sistemapenale.it/it/notizie/caso-elmasry-il-procuratore-della-cpi-chiede-di-accertare-la-violazione-degli-obblighi-di-cooperazione-da-parte-dellitalia-per-il-mancato-arresto

Carmelo Picciotto, Avvocato