
Per capire la prossima legge di bilancio bastano due numeri, messi uno accanto all’altro.
Il primo: 6,4 per cento. È il rapporto tra spesa sanitaria e PIL che il Documento di Finanza Pubblica 2026 congela fino al 2029. Lo ha documentato la Fondazione GIMBE nell’analisi del 28 aprile scorso: la spesa sanitaria resta inchiodata al 6,4 per cento del PIL per l’intero triennio 2027-2029, e il divario tra le previsioni di spesa e il fondo sanitario effettivamente finanziato raggiunge i 30,6 miliardi di euro cumulati — 7,1 miliardi nel 2027, 10,1 nel 2028, 13,4 nel 2029. Il presidente di GIMBE, Nino Cartabellotta, ha avvertito che senza risorse aggiuntive le Regioni si troveranno davanti a un bivio: tagliare i servizi o aumentare le tasse. In entrambi i casi paga chi ha bisogno di curarsi.
Il secondo numero: 12-13 miliardi. È l’aumento annuo della spesa militare previsto per il 2028, secondo i calcoli dell’Osservatorio Mil€x, dentro la traiettoria che deve portare l’Italia dal 2,8 per cento attuale al 3,2 per cento del PIL nel 2028 e al 5 per cento entro il 2035, come da impegni NATO confermati dal governo al vertice di Ankara.
Rileggiamoli insieme: alla sanità mancano 7 miliardi nel 2027; alla difesa, nello stesso anno, ne arrivano 6-7 in più. Il gap sanitario del 2028 è di 10 miliardi; l’aumento militare dello stesso anno è di 12-13. I soldi che mancano da una parte sono, grosso modo, quelli che compaiono dall’altra, anno per anno.
Intanto le persone. Secondo il monitoraggio GIMBE sulle liste d’attesa, circa 6 milioni di cittadini hanno rinunciato a visite ed esami; l’OCSE certifica che il 7,6 per cento degli italiani rinuncia a curarsi per le liste d’attesa, mentre i medici di base diminuiscono. La rinuncia alle cure riguarda ormai una persona su dieci in alcune rilevazioni, e colpisce prima di tutto chi ha redditi bassi, gli anziani soli, chi vive lontano dai grandi centri. Nel mio lavoro quotidiano lo vedo su chi sta ancora più in basso nella scala dei diritti: per chi attraversa il sistema dell’accoglienza, l’accesso alle cure è già oggi un percorso a ostacoli.
La Costituzione, all’articolo 32, definisce la salute «fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività», e all’articolo 11 ripudia la guerra. Il 5 per cento del PIL in armamenti è un impegno preso ai vertici NATO, del tutto estraneo alla nostra carta fondamentale.
Quando a ottobre arriverà la legge di bilancio, ricordiamoci di questi due numeri. Chi voterà l’aumento della spesa militare mentre il fondo sanitario resta al palo avrà scelto, e dovrà risponderne davanti a chi aspetta una TAC da otto mesi.
Fonti: Fondazione GIMBE, analisi del DFP 2026, 28 aprile 2026 (gimbe.org; quotidianosanita.it); Osservatorio Mil€x, luglio 2026 (milex.org); dati OCSE su rinuncia alle cure, maggio 2026 (ansa.it).