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Ceuta, 30-31 luglio 2026: l’exclave, il rito interrotto, la finta sospensione di Schengen
Duemila ragazzi giovanissimi, alcuni dei quali poco più che adolescenti, rischiano la vita per aggirare a nuoto una frontiera. Diciotto di loro muoiono. Di fronte a questo fenomeno – che è allo stesso tempo incredibile e tragico – la politica non si interroga su quello che sta accadendo al mondo, o sull’assurdità di conservare exclave di matrice coloniale nel 2026, ma valuta la sospensione del Trattato di Schengen. La bancarotta morale dell’Europa è sotto i nostri occhi.
1. I numeri, e il loro effetto di verità
Conviene fissare le cifre prima che si sedimentino in narrazione. Fra il 20 e il 29 luglio 2026 le entrate a Ceuta si contano in millecinquecento-duemila unità, in prevalenza a nuoto lungo i cinque chilometri di costa fra Fnideq e la spiaggia del Tarajal (Al Jazeera, 30 luglio 2026). Il 30 luglio il dispositivo cede: le agenzie riferiscono di circa quarantanovemila ingressi in ventiquattro ore in una città di ottantacinquemila abitanti, con settemila minori fra loro, e un bilancio di diciotto-diciannove annegati (ANSA; NPR). Sánchez schiera l’esercito a sostegno della Guardia Civil; Rabat dispone tre cordoni di polizia a Fnideq; Meloni annuncia la disponibilità a sospendere Schengen con la Spagna e Albares convoca l’ambasciatore italiano (Quotidiano.net; Adnkronos).
Un dato resta fuori dal racconto pubblico. L’innesco cronologico dell’ondata è una sentenza: Tribunal Supremo, Sala de lo Contencioso-Administrativo, sez. 5ª, sent. n. 814/2026 del 29 giugno 2026, che esclude l’applicabilità del rechazo en frontera di cui alla disposición adicional décima della LO 4/2000 a chi venga intercettato in acqua, poiché il nuotatore non supera «elementi di contenimento fisici» e droni e termocamere non costituiscono barriera materiale; residua la procedura ordinaria dell’art. 58.3 (nota ufficiale del CGPJ; commento critico su EJIL:Talk!). La cosiddetta emergenza si apre con il ripristino di una garanzia procedimentale. Questa coincidenza andrebbe tenuta ferma in ogni discussione pubblica: misura la distanza fra il diritto e ciò che l’amministrazione considera funzionamento normale.
2. L’exclave come rovina imperiale attiva
Ceuta è portoghese dal 1415, spagnola di fatto dal 1580 e di diritto dal Trattato di Lisbona del 1668; Melilla è castigliana dal 1497. La Spagna ne ricava l’argomento dell’anteriorità rispetto allo Stato marocchino moderno; il Marocco le rivendica in sede ONU dal 1975. Nessuna delle due figura nella lista dei Territori non autonomi del Comitato speciale per la decolonizzazione, dove invece compare tuttora il Sahara occidentale.
Ann Laura Stoler ha proposto la categoria di imperial debris per descrivere ciò che dell’impero sopravvive come infrastruttura, regime giuridico e distribuzione dei corpi, dopo che la sovranità coloniale è formalmente cessata: si veda «Imperial Debris: Reflections on Ruins and Ruination», Cultural Anthropology 23/2, 2008 (accesso aperto) e Duress. Imperial Durabilities in Our Times (Duke UP, 2016). Ceuta ne è un esemplare vivente: un frammento di sovranità europea depositato sulla costa africana che oggi funziona come filtro di manodopera e come teatro di frontiera. Aimé Césaire aveva chiamato choc en retour il ritorno della violenza coloniale sul corpo della metropoli (Discours sur le colonialisme, 1950). Achille Mbembe ha nominato la razionalità che decide chi possa essere esposto alla morte senza che ciò conti come uccisione: «Necropolitics», Public Culture 15/1, 2003.
L’asimmetria giuridica è documentabile. Con la sentenza della Grande Sezione del 4 ottobre 2024, cause riunite C-778/21 P e C-798/21 P, Commissione e Consiglio c. Fronte Polisario, la Corte di giustizia ha annullato gli atti che estendevano gli accordi UE-Marocco al Sahara occidentale in difetto del consenso del popolo sahrawi (testo su EUR-Lex). L’Unione riconosce dunque in sede giurisdizionale la questione coloniale aperta nel Maghreb e contemporaneamente affida al Marocco la sorveglianza della propria frontiera meridionale. L’aggettivo «assurdo» adoperato per le exclave ha, in questa luce, una grammatica precisa.
3. Eurafrica: la frontiera come atto di fondazione
L’ipotesi che la frontiera esterna sia un accidente sopravvenuto all’integrazione europea regge male alla ricostruzione storica. Peo Hansen e Stefan Jonsson hanno mostrato come il progetto europeo degli anni Cinquanta si sia formato attorno a un disegno euro-africano — la parte IV del Trattato di Roma sull’associazione dei paesi e territori d’oltremare ne è il residuo normativo: Eurafrica. The Untold History of European Integration and Colonialism (Bloomsbury, 2014, disponibile in accesso aperto su OAPEN).
Étienne Balibar ha descritto la cittadinanza europea come sistema di esclusione differenziale, adoperando la formula «apartheid europeo» e definendo la frontiera un’istituzione polisemica, che significa cose diverse a seconda del passaporto di chi la attraversa: We, the People of Europe? Reflections on Transnational Citizenship (Princeton UP, 2004). Sandro Mezzadra e Brett Neilson hanno elaborato la nozione di inclusione differenziale: il confine seleziona e gradua l’accesso al lavoro, invece di respingere in blocco — Border as Method, or, the Multiplication of Labor (Duke UP, 2013). Ceuta esegue esattamente questa funzione: produce una popolazione disponibile, ricattabile e giuridicamente sospesa, a poche centinaia di metri dal punto in cui diciotto persone sono annegate.
4. Geopolitica del rubinetto
Il precedente del maggio 2021 è istruttivo: fra otto e diecimila persone attraversarono in due giorni dopo l’allentamento dei controlli marocchini, in coincidenza con il ricovero in Spagna di Brahim Ghali, segretario generale del Fronte Polisario. La mobilità umana funziona come strumento negoziale in un rapporto bilaterale asimmetrico, e il negoziato ha per oggetto il Sahara occidentale.
Nicholas De Genova ha analizzato il meccanismo per cui la frontiera produce visibilità dell’illegalità come spettacolo pubblico, e con essa il consenso alla propria durezza: The Borders of «Europe». Autonomy of Migration, Tactics of Bordering (Duke UP, 2017). Ruben Andersson, antropologo che ha condotto ricerca sul campo proprio fra Ceuta, Melilla e il Sahel, ha descritto l’industria del controllo migratorio come economia che prospera sull’oggetto che dichiara di voler eliminare: Illegality, Inc. Clandestine Migration and the Business of Bordering Europe (University of California Press, 2014).
Sulla minaccia italiana di sospendere Schengen si applica bene l’analisi di Wendy Brown: il muro come compensazione teatrale di una sovranità in declino, tanto più visibile quanto meno efficace — Walled States, Waning Sovereignty (Zone Books, 2010).
5. Antropologia: hrig, harraga, l’attesa che diventa condizione
I ragazzi che nuotano verso il Tarajal si nominano harraga, «quelli che bruciano»: bruciano i documenti, la frontiera, la propria biografia anagrafica. Il precedente immediato è il settembre 2024, quando appelli lanciati su TikTok radunarono a Fnideq migliaia di giovanissimi diretti a nuoto verso Ceuta (Orient XXI; InfoMigrants; analisi multidimensionale del CAREP Paris).
Alcinda Honwana ha proposto per la gioventù africana la categoria di waithood: una sospensione prolungata fra infanzia e statuto sociale adulto, in cui l’attesa cessa di essere transito e diventa condizione stabile — «Waithood: Youth Transitions and Social Change» (ISS, 2014) e la Lugard Lecture 2013. Henrik Vigh ha descritto la social navigation: il movimento del soggetto dentro un ambiente esso stesso in movimento, dove il calcolo del rischio si compie su un terreno che frana — «Motion Squared», Anthropological Theory 9/4, 2009.
Su questo si innesta l’apparato classico dei riti di passaggio. Arnold van Gennep e Victor Turner descrivono la sequenza separazione-margine-riaggregazione; la traversata di Ceuta esegue le prime due fasi e resta priva della terza. Il soggetto entra nella liminalità e vi rimane, giuridicamente e socialmente, per anni. Mary Douglas fornisce l’altra metà del quadro: lo straniero irregolare come matter out of place, sporcizia definita dalla classificazione e non dalla sostanza (Purity and Danger, 1966). Shahram Khosravi ha scritto l’autoetnografia della condizione in ‘Illegal’ Traveller. An Auto-Ethnography of Borders (Palgrave, 2010); Alessandro Dal Lago ne ha dato la formulazione italiana in Non-persone. L’esclusione dei migranti in una società globale (Feltrinelli, 1999).
Un elemento di cronaca lega tutto questo alla politica interna marocchina. Fra settembre e ottobre 2025 il movimento GenZ212 ha attraversato il paese con la parola d’ordine «ospedali prima degli stadi», in polemica con la spesa per i Mondiali 2030, che il Marocco co-organizza con Spagna e Portogallo (Human Rights Watch, 15 ottobre 2025). La stessa frontiera che ha inghiottito diciotto ragazzi separa due paesi che nel 2030 si scambieranno tifoserie in aereo.
6. Etnopsichiatria: restituire alla struttura ciò che si addebita al singolo
La domanda «perché entrano in acqua» viene abitualmente girata alla psicologia individuale, dove produce diagnosi di impulsività, immaturità, suggestione da social network. L’etnopsichiatria critica serve a spostare l’imputazione.
Frantz Fanon, nel capitolo V de Les damnés de la terre (1961), «Guerre coloniale et troubles mentaux», stabilisce il principio: la patologia va letta come effetto della struttura coloniale, e la cura che ignora la struttura la riproduce. Georges Devereux ne ha fatto metodo con il complementarismo (Essais d’ethnopsychiatrie générale, Gallimard, 1970); Tobie Nathan ha fondato la clinica etnopsichiatrica francese con La folie des autres. Traité d’ethnopsychiatrie clinique (Dunod, 1986).
In Italia il riferimento è Roberto Beneduce e il Centro Frantz Fanon di Torino: Etnopsichiatria. Sofferenza mentale e alterità fra Storia, dominio e cultura (Carocci, 2007) e Archeologie del trauma (Laterza, 2010). Di Beneduce è indispensabile, per chi redige ricorsi, «The Moral Economy of Lying: Subjectcraft, Narrative Capital, and Uncertainty in the Politics of Asylum», Medical Anthropology 34/6, 2015 (testo integrale ad accesso aperto): il sistema d’asilo pretende una narrazione coerente e poi sanziona come menzogna gli effetti della propria pretesa.
Sul caso marocchino in particolare, due riferimenti sono decisivi. Stefania Pandolfo ha letto il hrig come gesto a statuto teologico-politico, dove la vita viene messa in gioco contro una vita priva di orizzonte: «‘The Burning’. Finitude and the Politico-theological Imagination of Illegal Migration», Anthropological Theory 7/3, 2007 e Knot of the Soul. Madness, Psychoanalysis, Islam (University of Chicago Press, 2018). Francesco Vacchiano ha lavorato specificamente sugli adolescenti marocchini in partenza, mostrando come il desiderio di mobilità si costituisca dentro un regime familiare e sociale di aspettative: «Beyond borders and limits: Moroccan migrating adolescents between desire, vulnerability and risk», Saúde e Sociedade 21/2, 2012 (accesso aperto); con Simona Taliani, Altri corpi. Antropologia ed etnopsicologia della migrazione (Unicopli, 2006).
Due categorie completano il quadro clinico. Ernesto de Martino, con la «crisi della presenza» di La fine del mondo (Einaudi, 1977), nomina il rischio di non esserci nel mondo, che l’atto rituale tenta di riscattare. Joseba Achotegui ha descritto il quadro del migrante sottoposto a stress cronico e multiplo, il cosiddetto síndrome de Ulises: «Estrés límite y salud mental», Migraciones 19, 2006. Applicato ai settemila minori entrati il 30 luglio, il quadro impone conseguenze operative immediate in punto di tutela, nomina del tutore e valutazione dell’età.
7. Il diritto: Schengen non si sospende con la Spagna
La formula annunciata da Palazzo Chigi è priva di corrispondente giuridico, e conviene dirlo con precisione.
- Il Codice frontiere Schengen, reg. (UE) 2016/399, come modificato dal reg. (UE) 2024/1717, contempla agli artt. 25-28 la reintroduzione temporanea dei controlli alle proprie frontiere interne — misura unilaterale, di ultima istanza, notificata alla Commissione, proporzionata e a termine (testo consolidato su EUR-Lex). Nessuna disposizione consente di sospendere l’acquis nei confronti di uno Stato membro determinato.
- La Corte di giustizia ha già sanzionato l’abuso della proroga: sentenza 26 aprile 2022, cause riunite C-368/20 e C-369/20, Landespolizeidirektion Steiermark, sulla non reiterabilità delle notifiche a fronte della medesima minaccia. Con la sentenza 21 settembre 2023, C-143/22, ADDE e a., ha inoltre chiarito che il ripristino dei controlli interni non abilita il rifiuto d’ingresso al di fuori della direttiva 2008/115/CE.
- L’Italia non confina via terra con la Spagna. La misura ricadrebbe su porti, aeroporti e frontiera francese, con effetti su cittadini dell’Unione e nessun effetto sui nuotatori del Tarajal.
- Ceuta e Melilla si trovano già sotto regime derogatorio permanente: in forza della dichiarazione allegata all’Accordo di adesione della Spagna alla Convenzione di applicazione di Schengen (Bonn, 25 giugno 1991), la Spagna mantiene controlli d’identità sulle persone in uscita dalle due città verso il resto dello spazio Schengen; le due città restano inoltre fuori dal territorio doganale dell’Unione. Sul punto si veda l’interrogazione parlamentare E-000911/2022 e la risposta della Commissione. Chi entra a Ceuta non entra nella libera circolazione: si sospenderebbe Schengen per un ingresso che Schengen già non produce.
- Sul piano convenzionale restano fermi l’art. 4 del Protocollo n. 4 CEDU e la giurisprudenza Hirsi Jamaa e a. c. Italia [GC], 23 febbraio 2012, ric. n. 27765/09. La sentenza N.D. e N.T. c. Spagna [GC], 13 febbraio 2020, ric. nn. 8675/15 e 8697/15, ha introdotto la dottrina della «condotta colpevole» del ricorrente che aggiri le vie legali d’ingresso (HUDOC): dottrina che presuppone l’effettiva accessibilità di quelle vie, presupposto smentito dalla prassi di Beni Enzar documentata dalla ricerca sul campo. Il massacro di Melilla del 24 giugno 2022, con almeno ventitré morti accertati, è stato ricostruito da Lighthouse Reports e da Border Forensics, senza che ne sia seguito alcun accertamento giurisdizionale spagnolo o marocchino.
- Il conteggio dei morti è rimesso alla società civile. Il monitoraggio di Caminando Fronteras registra per il 2024 oltre diecimilaquattrocento persone morte o scomparse alle frontiere spagnole, media di trenta al giorno. La sproporzione fra questa contabilità e quella istituzionale è essa stessa un dato politico.
8. Dove si colloca il problema
La formula «bancarotta morale» descrive bene l’impressione immediata; regge meno bene come diagnosi, perché suppone un patrimonio dissipato. L’ipotesi alternativa, più scomoda, è che il dispositivo stia funzionando secondo il proprio disegno: una frontiera che seleziona, una exclave che filtra, uno Stato terzo che apre e chiude il rubinetto in cambio di riconoscimento territoriale, un’opinione pubblica alla quale si offre in cambio la teatralizzazione del controllo.
Rimane aperta la questione che il diritto può ancora afferrare. Il carattere non autonomo di Ceuta e Melilla è mai stato sottoposto a un esame giurisdizionale o consultivo, come avvenne per il Sahara occidentale con il parere della Corte internazionale di giustizia del 16 ottobre 1975? Quale sarebbe l’effetto, sul regime di frontiera, di una qualificazione decoloniale di quei quattordici chilometri quadrati? E quale statuto processuale riconosciamo ai settemila minori entrati il 30 luglio, che in questo momento si trovano in un territorio dove l’Unione entra e non entra a seconda della norma invocata? Sono domande che nessuna delle due capitali ha interesse a formulare, e che il contenzioso strategico può sollevare.
Apparato delle fonti
Cronaca e documenti
- Al Jazeera, 30 luglio 2026 · ANSA, 31 luglio 2026 · NPR · Quotidiano.net · Adnkronos
- CGPJ — Tribunal Supremo, sent. 814/2026 · EJIL:Talk!
- Reg. (UE) 2016/399 · CGUE 4 ottobre 2024, C-778/21 P e C-798/21 P · Corte EDU, N.D. e N.T. c. Spagna [GC]
- ONU — Territori non autonomi · PE, interrogazione E-000911/2022
- Lighthouse Reports · Border Forensics · Caminando Fronteras
- Orient XXI · InfoMigrants · CAREP Paris · Human Rights Watch
Politica e geopolitica
- Peo Hansen, Stefan Jonsson, Eurafrica — accesso aperto, OAPEN
- Étienne Balibar, We, the People of Europe? — Princeton UP, 2004
- Sandro Mezzadra, Brett Neilson, Border as Method — Duke UP, 2013
- Wendy Brown, Walled States, Waning Sovereignty — Zone Books, 2010
- Achille Mbembe, «Necropolitics», Public Culture 15/1, 2003
- Aimé Césaire, Discours sur le colonialisme, 1950
Antropologia
- Ann Laura Stoler, «Imperial Debris», Cultural Anthropology 23/2, 2008; Duress, Duke UP, 2016
- Ruben Andersson, Illegality, Inc. — University of California Press, 2014
- Nicholas De Genova (a cura di), The Borders of «Europe» — Duke UP, 2017
- Alcinda Honwana, «Waithood» e Lugard Lecture 2013
- Henrik Vigh, «Motion Squared», Anthropological Theory 9/4, 2009
- Shahram Khosravi, ‘Illegal’ Traveller — Palgrave, 2010
- Mary Douglas, Purity and Danger, 1966 · Alessandro Dal Lago, Non-persone, Feltrinelli, 1999
Etnopsichiatria
- Frantz Fanon, Les damnés de la terre, 1961, cap. V
- Roberto Beneduce, «The Moral Economy of Lying», Medical Anthropology 34/6, 2015; Etnopsichiatria, Carocci, 2007; Archeologie del trauma, Laterza, 2010
- Stefania Pandolfo, «‘The Burning’», Anthropological Theory 7/3, 2007; Knot of the Soul, Chicago UP, 2018
- Francesco Vacchiano, «Beyond borders and limits», Saúde e Sociedade 21/2, 2012; con Simona Taliani, Altri corpi, Unicopli, 2006
- Georges Devereux, Essais d’ethnopsychiatrie générale, Gallimard, 1970 · Tobie Nathan, La folie des autres, Dunod, 1986 · Ernesto de Martino, La fine del mondo, Einaudi, 1977
- Joseba Achotegui, «Síndrome de Ulises», Migraciones 19, 2006
Studio Legale Avv. Carmelo Picciotto — Messina. Testo aggiornato al 31 luglio 2026.