Ankara: la traiettoria «sostenibile» che costa 498 miliardi

Al vertice NATO di Ankara il governo italiano ha confermato l’impegno a portare la spesa militare al 5 per cento del PIL entro il 2035. La presidente del Consiglio ha definito la traiettoria «sostenibile». Vale la pena verificare questa parola sui conti pubblici, dove il suo significato cambia parecchio.

I numeri li ha messi in fila l’Osservatorio Mil€x l’8 luglio scorso. Oggi l’Italia spende per la difesa il 2,8 per cento del PIL. La tabella di marcia concordata prevede il 3,2 per cento già nel 2028, con 6-7 miliardi aggiuntivi nel 2027 e 12-13 miliardi aggiuntivi nel 2028. Da lì si sale ancora, fino al 5 per cento del 2035.

Il conto complessivo: se l’Italia mantenesse la spesa al 2 per cento del PIL, tra il 2025 e il 2035 spenderebbe circa 564 miliardi. Con la traiettoria del 5 per cento supererà i 1.063 miliardi. La differenza è di 498 miliardi di euro in dieci anni. Quasi cinquecento miliardi aggiuntivi, decisi senza un dibattito parlamentare degno di questo nome e senza che il tema sia mai stato sottoposto agli elettori in una campagna elettorale.

Per capire l’ordine di grandezza: 498 miliardi valgono più di tre volte l’intero fondo sanitario nazionale di un anno, ovvero quindici anni di gap sanitario come quello denunciato da GIMBE. Con quelle risorse si rinnoverebbero tutti i contratti pubblici, si finanzierebbe un piano casa, si porterebbero gli stipendi di medici e insegnanti ai livelli europei, e avanzerebbe.

Il Fondo Monetario Internazionale — un’istituzione che nessuno può accusare di pacifismo ideologico — ha scritto nel World Economic Outlook di aprile 2026 che un riarmo di questa portata peggiora il deficit di circa 2,6 punti di PIL, fa salire il debito di circa 7 punti in tre anni e comprime «la spesa sociale, per la salute e l’educazione», soprattutto nei Paesi ad alto debito. L’Italia è il caso di scuola: secondo debito pubblico d’Europa in rapporto al PIL.

C’è poi la questione democratica, che mi sta a cuore quanto quella sociale. Impegni pluriennali di questa dimensione vincolano i parlamenti futuri, comprimono lo spazio delle scelte di bilancio per un decennio e trasferiscono la decisione politica fondamentale — come si usa il denaro comune — dalle aule elettive ai vertici intergovernativi. L’articolo 81 della Costituzione affida alle Camere la decisione di bilancio; l’articolo 11 ripudia la guerra come strumento di risoluzione delle controversie internazionali. Ad Ankara si è deciso in direzione opposta su entrambi i fronti.

«Sostenibile», dunque, per chi? L’industria degli armamenti ha di che festeggiare. Per i 6 milioni di persone che rinunciano alle cure, per chi aspetta una casa popolare, per chi lavora con salari fermi, la traiettoria di Ankara significa dieci anni di bilanci già ipotecati. Conviene dirlo adesso, e ripeterlo in ogni sede, prima che la legge di bilancio arrivi in aula.

Fonti: Osservatorio Mil€x, «Per l’Italia arrivare al 5% costerebbe oltre 500 miliardi», 8 luglio 2026 (milex.org); FMI, World Economic Outlook, aprile 2026; Fondazione GIMBE, analisi DFP 2026 (gimbe.org).